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VIKTOR VON WEIZSÄCKER
Lo scritto che segue di Viktor von Weizsäcker (che pubblichiamo per gentile concessione della figlia, Signora Cora Penselin Weizsäcker) ha per noi una grande importanza per due ordini di motivi. Il primo concerne il significato della figura e dell’opera di Viktor von Weizsäcker. Il secondo la centralità delle sue tesi nella trama del discorso svolto in questo volume e che svilupperemo nei successivi.
Singolare destino quello di Weizsäcker! Troppo grande e complessa la sua personalità per essere riconosciuta, in tutto il suo spessore, dal suo tempo ottenebrato dal nazismo e dalla guerra che scatenò, dove Egli perse ben tre figli.
Alcuni anni fa, Gaetano Benedetti, che lo conobbe, ci disse che Weizsäcker nel suo paese era considerato troppo filosofo dai medici e troppo medico dai filosofi. Così gli uni e gli altri avevano una buona ragione per emarginarlo e tenerlo in scarsa considerazione. L’aneddoto è importante perché ci fa capire il vero significato dell’emarginazione di Weizsäcker dagli ambienti culturali e medici. Egli rappresentava, in quel contesto, una anomalia. Il suo pensiero, il suo metodo terapeutico, il suo insegnamento, erano inquietanti. Tali in quanto controcorrente, tesi com’erano a ristabilire quel rapporto profondo tra malattia e responsabilità della persona, cancellato dalla medicina scientifica. Operazione, a ben guardare, consequenziale all’impianto epistemologico scientista proprio della medicina che, avendo ridotto ad oggetto l’uomo malato, lo ha spossessato della sua responsabilità rispetto all’ammalarsi e della sua libertà rispetto alla scelta di guarire, cronicizzarsi o morire.
Il saggio di Weizsäcker indica la necessità di una indispensabile inversione di rotta per la medicina, se vorrà riscoprire la sua vera vocazione che è quella di rispondere ai più autentici e nascosti bisogni dell’uomo. Ciò però sarà possibile, per Weizsäcker, nella misura in cui la medicina presterà una attenzione corretta alla psicoanalisi: non per scimmiottarla, né per catturarne il metodo interpretativo che la farebbe naufragare in un deleterio guazzabuglio psicologistico, ma per comprendere il valore della soggettività e il senso dell’ammalarsi dietro cui si cela sempre un dramma personale che il paziente non è in grado, da solo, di riconoscere e che la medicina cosiddetta scientifica più che aiutarlo a far emergere e chiarire, lo spinge a rimuovere. Questo Weizsäcker aveva intuito, questo propugnava riconoscendo alla "psicoanalisi del dottor Freud" –di cui si dichiarava discepolo- di avergli, per prima, indicato la strada. Una psicoanalisi che oggi non riconosciamo più in quella "normalizzata" e stanca, ma che stiamo riscoprendo nella psicoanalisi che viene.
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INDICE DEL LIBRO
Carlo e Rita Brutti
Luis Chiozza
Carlo e Rita Brutti
Gustavo Chiozza
Luis Chiozza
Riflessioni senza consenso
Viktor von Weizsäcker
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